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Rodrigo Taddei, ogni anno viene snobbato ma alla fine vince sempre (RS Il Corriere dello Sport)
(Il Corriere dello Sport - Ghiacci-Maida) Rodrigi Taddei, ogni anno viene snobbato ma vince sempre lui: ha ricoperto ogni ruolo per la Roma. E ora è una buona alternativa per tutti e due i terzini (idea di Luis Enrique) - Vince sempre. Ha vinto già all’inizio, quando ha sposato la Roma. Si prestò alle dure punizioni del Siena pur di arrivare a parametro zero e partecipare al ciclo di Spalletti. Storia di sette anni fa. Ha vinto ancora nel 2010, strappando un contratto di quattro anni quando il chiacchiericcio lo considerava un giocatore finito. Come no. Ha vinto l’anno scorso, nonostante nove esclusioni nelle prime dieci partite di campionato, convincendo Luis Enrique che poteva essere ancora un elemento prezioso. Non è semplice far cambiare completamente giudizio a un allenatore. Eppure ci è riuscito a modo suo, con un atteggiamento trasgressivo: dopo essere stato ripudiato, ha lavorato di più. Rodrigo Taddei vince perché non si arrende, perché vede un ostacolo e non ha paura di saltarlo, perché si accende proprio nel momento in cui gli manca la luce.

L’EREDITA’ - L’aria è simile anche quest’anno, il numero otto della sua carriera nella Roma. Stavolta parte con un piccolo vantaggio che proprio la tribolata esperienza con Luis Enrique gli ha lasciato. Se Taddei è diventato un terzino, il merito è stato di chi gli ha insegnato a giocare molti metri indietro rispetto alle abitudini. Tra le idee asturiane, a parte un 4-3-3 che è vicino soltanto nei disegni, è l’unica sopravvissuta con Zeman. E i risultati si vedono: Taddei sembra trovarsi ormai a suo agio sulla linea difensiva, sia a destra che a sinistra. Nei ritiri in Alto Adige e in Austria, passando per il viaggio negli Stati Uniti, ha sfoggiato una brillantezza atletica superiore a ogni aspettativa. Tanto da essere stato utilizzato più di tutti i suoi compagni, Burdisso a parte, indossando spesso la fascia di capitano. Sarà l’alternativa a Piris sulla destra e a Balzaretti sulla sinistra, aspettando Dodò che non riesce a superare la convalescenza, sempre che il mercato non porti in regalo alla Roma un altro terzino destro. Ma non cambierebbe così tanto: in un modo o nell’altro, Taddei giocherà parecchie partite. Molte di più di quelle che avrebbe fatto se non si fosse calato con passione nel nuovo ruolo. Tutto, per la Roma. «Quando indosso questa maglia mi trasformo - raccontò tempo fa - io mi sento romano e romanista, è come se fossi nato qua» . Si vince così.

JOLLY - Per Taddei non è mai stato un problema adeguarsi alle decisioni degli allenatori. Nel Siena giocava ala, più a sinistra che a destra, se non trequartista: nel suo primo campionato di serie A segnò 8 gol, dimostrandosi un equilibratore tattico eccellente per il contributo alla fase difensiva. E nella Roma, in una partita a Udine, ha giocato persino centravanti nel 4-2-3-1 di Spalletti, quando mancavano tutti gli attaccanti. Taddei non ha mai discusso una scelta, apprezzando il piacere di imparare cose nuove, consapevole di essere bravo ma non fenomenale. Si è messo a disposizione in tutte le zone del campo, anche con punte di qualità. Il famoso «aurelio», quel gioco di prestigio con la palla che passa in mezzo alle gambe e disorienta l’avversario, è l’espressione brasiliana di un calciatore dal piede sensibile. Basta guardare gli allenamenti per capire: Taddei, nei momenti di pausa, si diverte muovendo il pallone come una foca, testa-spalla-ginocchio, studiando nuove forme di intrattenimento per i tifosi. Se poi in partita le giocate non riescono dipende (anche) dalla fatica: le discese e le risalite sulla fascia comportano una fisiologica perdita di lucidità. Succede pure a Dani Alves, magari un po’ meno spesso.

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